Creare abiti: la nascita di una passione

Storia di una sarta: Maria Luisa Picech

Questa è la storia di un sogno che vale la pena raccontare.

La stanza che la circonda è riempita da macchine da cucire, armadi stracolmi di fili, cerniere e tutto quanto di necessario c’è per creare abiti ed essere sarta. E’ come entrare in un’antica bottega del taglio e cucito, dove le cose si fanno ancora come una volta. I più vecchi insegnano ai giovani e il mestiere viene imparato, migliorato. Creatività e tradizione. Il Made in Italy che fa parte della storia di ognuno di noi.

E’ stata lei a brevettare il primo sistema sartoriale nel 1967 e dal suo sogno di rendere divertente, veloce, immediata e facile l’arte sartoriale. Per decenni il sistema sartoriale è stato insegnato in Italia e all’estero attraverso corsi di sartoria, creando tante nuove sarte per passione, e trasformando in realtà il sogno di molte di esse di creare un’attività propria.

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Professione sarta

Erano gli anni 50, Maria Luisa aveva quattordici anni. Era arrivato il tempo di decidere cosa fare da grande: partecipò ad una serie di incontri, organizzati dalla provincia di Gorizia, per aiutare i giovani a scegliere una professione, guardacaso, la sartoria.
La colpì subito la vastità della materia: non parlarono solo di taglio e cucito ma anche del resto necessario a creare abiti: modellistica, merceologia e persino contabilità. Iniziò quindi un corso annuale che la impegnò a tempo pieno, guadagnando un attestato professionale.
A sedici anni capì di essere più interessata al modellismo che alla confezione. La realtà della provincia friulana non offriva molto ad un’aspirante sarta e per poter continuare avrebbe dovuto trasferirsi a Milano o a Roma, ma sua madre glie lo impedì. Fu così che venne contatta da una ditta che le diede la possibilità, a soli diciotto anni, di lavorare per loro come insgenante. In tre anni riuscì a imparare, e a insegnare, tutti i segreti del taglio e cucito. Imparò a creare abiti con il sistema sartoriale tradizionale e utilizzando anche delle dime che accorciavano le tempistiche e che venivano utilizzate dalle casalinghe con velleità da sarta, ma non era abbastanza.

maria luisa picech

Attorno al 1965, Maria Luisa iniziò a semplificare le dime con cui era abituata a lavorare e creò il sistema sartoriale al centro di Atelier Italiano. Il sistema brevettato nel 1967, ebbe subito un grosso successo. Grazie alle dime già sagomate e alle taglie già indicate sulla stecca, si potevano disegnare i cartamodelli senza staccare la matita dal foglio, il che semplificava e velocizzava di gran lunga il processo di confezione. Le dime si basano su proporzioni standard e a seconda di come vengono appoggiate sul foglio permettono di disegnare anche le eventuali personalizzazioni.

Nel frattempo Maria Luisa si sposa e diventa mamma di due bambini. Il lavoro di sarta però rimane molto importante e ammette, con un pò di commozione, di aver trascurato spesso la famiglia per dedicarsi alla sartoria. Maria Luisa continuò a tenere moltissimi corsi di taglio e cucito sia amatoriali che professionali.

Da quel primo lavoro la vita di Maria Luisa è stata una ricerca di perfezionamento che continua tuttora. Ormai over 70, Maria Luisa continua a tenere corsi di taglio e cucito e confezione presso l’Università della terza età e privatamente.

atelier italiano

Atelier italiano

Atelier Italiano è un nuovo brand, ma ha alle spalle una storia che nasce da lontano. Nasce in particolare dalla passione e l’esperienza decennale di Maria Luisa, come sarta e insegnate. Dal desiderio di far conoscere il mondo della sartoria italiana, dell’abbigliamento su misura, a tutti coloro che hanno sempre desiderato imparare a cucire e trovare un proprio stile personale. Non è solo un brand, un nome, una marca, ma un luogo da scoprire, passo dopo passo. Attraverso consigli, news, tutorial, video potrete scoprire come è semplice confezionare un abito perfetto per ogni occasione.

Ringraziamo Atelier Italiano e la Signora Maria Luisa per averci concesso la possibilità di pubblicare questo articolo.

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