La sua filosofia? Moda sostenibile & diy

Intervista a Sasha Werner, la maker di Secondo Piano.

Si chiama Sasha e le piace dire di essere una maker. Ha studiato belle arti e design, lavora come freelance motion media designer. Ha cominciato a lavorare la maglia ai ferri per il suo immenso valore terapeutico. Al cucito sartoriale è arrivata per caso con l’idea “Ma quanto difficile può essere?”. Invece, si è rivelato amore alla prima (stortissima) cucitura.

“Aprire un blog è stato ancora più casuale. Cercavo gente con la quale condividere i miei successi e i miei fallimenti. Ho trovato una comunità (la migliore)”.

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Com’è nata la tua passione per il cucito e il fatto a mano?

Anzitutto, ho scelto di studiare e laurearmi in Pittura e in Arti Applicate e Design perché per me non c’è gioia più grande di quella di poter esprimere me stessa attraverso l’opera delle mie mani; possiamo dire che “il fatto a mano” è parte del mio DNA. Paradossalmente lungo il mio percorso mi sono trovata a lavorare sempre di più “in digitale” con risultati virtuali, nell’ambito di un settore molto stressante; quindi in una condizione di perenne frustrazione. Così ho riscoperto la maglia ai ferri in un tentativo di riappropriarmi di ritmi più naturali e processi creativi più consoni al mio ego. Dalla maglia al cucito il passo è stato breve ed è stato amore alla “prima stortissima cucitura”.

Siamo curiosi di vedere la tua “stanza del cucito”, possiamo?

Il mio piccolissimo stanzino in mansarda è impossibile da fotografare per intero senza l’ausilio di un obiettivo fisheye molto luminoso; infatti spesso mi trovo nella condizione di dovermi spostare in soggiorno per scattare le foto per il blog o Instagram.

sasha warner - secondo piano 6

Dove trovi ispirazione? Segui blogs, siti o forum di cucito?

Come artista ho imparato a trovare l’ispirazione ovunque attorno a me. Leggo tantissimi blog,  spesso lascio commenti e rispondo sempre a quelli lasciati dalle lettrici sul mio. Penso che una comunità non è fatta tanto di singoli individui ma anche dalle interazioni tra di loro e soprattutto dallo scambio di idee che ne deriva.

Nel tuo “guardaroba” di creazioni, cosa possiamo trovare?

Devo dire che detesto la parola “creazioni” quasi quanto detesto la parola “lavoretti”! Sono due parole che secondo me, minimizzano e trivializzano in un certo senso quello che facciamo. Detto questo, potete trovare di tutto. Da quando ho cominciato a cucire ho smesso quasi del tutto di comprare vestiti. Se ho bisogno di un paio di jeans, me li faccio :)!

logo-secondo piano

Parliamo del tuo blog. Cosa possiamo trovare nel nuovo Secondo Piano?

Secondo Piano è un normalissimo blog, una sorta di diario se volete, corredato da immagini … grandi. Mi piacciono le immagini grandi e per quanto possibile ben curate da un punto di vista estetico. Tuttavia, vedo Secondo Piano come un progetto in evoluzione è spero un domani di poter introdurre sempre più una componente design e approfondire l’argomento sostenibilità.

Sul tuo blog parli di moda sostenibile&diy: condividiamo a pieno questo tuo pensiero, lo possiamo spiegare ai lettori?

Penso che il modo nel quale consumiamo la moda abbia preso una strada insostenibile e di conseguenza anche i meccanismi di produzione della stessa. Trovo inaccettabile comprare una maglietta per 9.99€, indossarla quattro volte e buttarla nella spazzatura – in parte perché si rovina (le cuciture si aprono, compaiono strane macchie, perde forma a causa della “ottimizzazione” forzata del layout di taglio) e in parte perché viviamo in uno stato di ansiosa ricerca del nuovo. Abbiamo sempre bisogno di un “prodotto” fresco come se i nostri vestiti fossero verdure e i nostri armadi frigoriferi! Tutto questo, senza neanche considerare la completa mancanza di eticità che caratterizza la maggior parte della produzione in massa dell’abbigliamento. A confronto un capo realizzato da te stessa, con cura e amore ha tante meno probabilità che finisca in discarica – anche se non perfetto!

Galleria Culottes

Dal punto di vista tecnico, come sei organizzata per fare le foto, post, ecc..?

Tutte le mie foto sono tecnicamente delle “selfie” … e se vi stupisce la costante presenza dello smartphone nelle mie immagini essa si spiega con il fatto che lo uso come telecomando per la piccola fotocamera mirrorless con la quale le scatto.

Sasha lavori, studi, sei blogger: come ti organizzi per far conciliare tutto con il cucito?

In questo momento abbastanza male e devo ammettere che qualche ora di sonno in più non mi guasterebbe… ma trovo un’immensa soddisfazione in tutto quello che faccio.

Cosa pensi del “cucito in Italia vs il cucito fuori dall’Italia”?

L’Italia ha una grande tradizione sartoriale e offre tantissime possibilità di formazione professionale sia statale che privata. In Italia il cucito sartoriale è una professione e viene percepita come tale; professione spesso, purtroppo, considerata “ignorante”! In questo contesto è più difficile vedere il cucito sartoriale per quello che fondamentalmente è: un’attività creativa a portata di tutti coloro che ne sono attratti. A differenza, negli Stati Uniti (paese con la più effervescente sewing community) il cucito sartoriale casalingo è stato promosso gia dalla fine dell’ottocento, inizio novecento come attività creativa sotto il motto  “American Fashions for American Women” con l’intenzione di creare un’identità sartoriale americana. Le donne venivano incoraggiate a cucire, a disegnare modelli e a pubblicarli, indipendentemente dall’estrazione sociale e dalle condizioni economiche. Il cucito sartoriale era considerato espressione della creatività e dell’ingegno e così rimane tuttora. Come vedete la differenza sta nel punto di vista ma anche in Italia le cose stanno cambiando.

sasha warner - secondo piano 7

 

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